Biodiversità in Piemonte: intervista a Giovanni Assandri
di Veronica Flora
Tra le Regioni più attive in tema di tutela della biodiversità, la Regione Piemonte - come riportato anche nella Legge regionale 29 giugno 2009, n. 19 "Testo unico sulla tutela delle aree naturali e della biodiversità" (link) - riconosce l'importanza dell'ambiente naturale in quanto valore universale attuale e per le generazioni future e definisce con la presente legge le modalità per la conservazione della biodiversità e per la gestione dei territori facenti parte della rete ecologica regionale.
Giovanni ASSANDRI, dirigente responsabile del Settore pianificazione e gestione delle aree naturali protette Regione Piemonte, ci ha parlato delle attività più significative attualmente in corso:
Cosa spinge la Regione Piemonte ad agire attivamente in materia di biodiversità?
Il Piemonte è una terra di grande varietà ambientale: ci sono montagne, colline, pianure, boschi, fiumi, laghi. Per non parlare della varietà dal punto di vista vegetale e animale. Citiamo solo qualche numero: 3500 specie di piante, 400 specie di uccelli, 80 specie di mammiferi, 40 di rettili e anfibi, 60 di pesci. Insomma: un autentico patrimonio di biodiversità, tra i più ricchi del continente. Un patrimonio che non possiamo permetterci di dilapidare. Per la natura. E per l’uomo che nella natura deve vivere.
Attraverso quali strutture agisce la Regione nell’ambito specifico “Biodiversità”?
La struttura è quella del settore Pianificazione e gestione delle aree naturali protette, incardinata nella Direzione Ambiente dell’Assessorato regionale all’Ambiente e ai Parchi. Va da sé, si tratta della medesima struttura che si occupa dei parchi piemontesi. Del resto, come sappiamo, proprio le aree protette sono in prima linea nella difesa della biodiversità. I nostri uffici - nati a metà degli anni Settanta - sono composti da una trentina di persone fra naturalisti, cartografi, personale amministrativo, tecnici ambientali, esperti di promozione e comunicazione.
Quali sono gli spazi per “comunicare la biodiversità” e diffondere conoscenza e consapevolezza in materia presso i cittadini?
Uno dei fronti rispetto ai quali siamo più sensibili è senz’altro quello educativo. La sfida per la tutela delle biodiversità è un confronto prima di tutto culturale e dunque si gioca sul terreno dell’educazione, con uno sguardo particolare rivolto ai cittadini di domani. Ecco perché uno dei fiori all’occhiello della nostra attività in questo campo è sicuramente quello che fa riferimento ad una legge regionale 33 del 2006 (in allegato). Grazie a questa normativa, infatti, è possibile sostenere ed incentivare le scuole nelle attività (laboratori, visite nei parchi, ecc) di sensibilizzazione sui temi della varietà delle specie viventi.
Quali sono stati i principali interventi negli ultimi anni?
Dal 2005 ad oggi, la Regione Piemonte ha investito quasi 2,5 milioni di euro in progetti realizzati dai parchi a tutela della biodiversità. Si va dalla reintroduzione di alcune specie animali (pensiamo, per esempio, al ritorno di uno splendido rapace come il gipeto nel parco delle Capanne di Marcarolo, in provincia di Alessandria e nel Parco delle Alpi Marittime in provincia di Cuneo o alla reintroduzione dello stambecco in Val Troncea, nel torinese) al recupero di determinati habitat, come nel recentissimo caso dell’area umida di Racconigi, nel cuneese. Qui, il nostro settore ha finanziato un progetto triennale per ampliare il sito in questione dagli attuali tre ai 15 ettari. L’obiettivo, da raggiungere insieme con alcune associazioni, è quello di aumentare la disponibilità di zona umida costruendo canneti, siepi, prati per attrarre maggiori quantità di specie di uccelli.
E poi interventi di ripristini, piantumazione e riforestazione (per esempio nel Parco Fluviale del Po come alle Lame del Sesia, in provincia di Vercelli), monitoraggi, studi e censimenti (come ad esempio nel biellese, nel parco Burcina, dove si studiano i chirotteri oppure nel novarese, nel parco della Valle del Ticino, dove sono stati osservati e monitorati anfibi, uccelli, farfalle e scoiattoli ), progetti di educazione ambientale rivolti alle scuole (nei parchi astigiani) e ancora attività di formazione sempre nell’ambito del monitoraggio della biodiversità animale avvenuti, per esempio, nel parco Veglia-Devero (Vco).
Sono solo alcuni tra i tanti esempi, ma sufficienti a documentare una concreta sensibilità rispetto ad una questione delicata e fondamentale per la vita stessa del pianeta quale la biodiversità.
Al di là del ruolo fondamentale dei parchi, come opera la Regione Piemonte per rispondere agli inviti dell'Unione europea a difendere la biodiversità?
Non c’è solo il filone dei finanziamenti ai parchi. Dal 1996, infatti, è iniziata un’attività specifica di attuazione di alcune direttive comunitarie che ci obbligano a garantire gli habitat e le specie attraverso la costruzione della rete ecologica europea nota come RETE NATURA 2000. Anche il Piemonte si è dunque mobilitato individuando 143 siti di questa “rete” , siti soggetti a misure di protezione speciale.
Quali sono i progetti più significativi per questo "2010 - Anno internazionale della Biodiversità"?
Tra i progetti più significativi segnaliamo la recentissima firma di un protocollo d’intesa tra i prestigiosi Royal Botanic Gardens di Kew (Londra) e l’Ente di gestione Parchi e Riserve naturali cuneesi (Parco Alta Valle Pesio e Tanaro). L’accordo prevede collaborazione concreta sui progetti di ricerca, scambio reciproco di personale e di materiale biologico, supporto tecnico, consulenza scientifica. L’obiettivo è quello di conoscere e conservare meglio la biodiversità vegetale del Piemonte.
| Allegato | Dimensione |
|---|---|
| legge regionale 33 del 2006.pdf | 20.49 KB |
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