Come fare acquisti verdi: una unità didattica nel corso di formazione di aprile - di Arturo Siniscalchi
Attrezzature da ufficio, materiali da costruzione e veicoli da trasporto da un lato. Servizi per la manutenzione degli edifici, per il trasporto, servizi di pulizia e di ristorazione, opere pubbliche, dall’altro sono solo alcuni settori in cui è possibile fare acquisti verdi, più rispettosi dell’ambiente e dei principi del riuso e del riciclo dei materiali. E le pubbliche amministrazioni possono fare molto in questo settore, visto che, secondo una comunicazione della Commissione Europea, gli Stati membri spendono ogni anno il 16% del prodotto interno lordo per l’acquisto di beni. Parliamo del Green Public Procurement (d’ora in poi GPP).
Gli appalti pubblici possono quindi determinare le tendenze della produzione e del consumo e influenzare anche il mercato: attraverso una domanda più sostenuta di beni “ecologici” da parte delle pubbliche amministrazioni - in linea con la crescente sensibilità ecosostenibile che si sta diffondendo a tutti i livelli delle governance nazionali e internazionali - si possono creare o ampliare i mercati di prodotti e servizi più “verdi” e meno nocivi per l’ambiente, oltre a incentivare le imprese a sviluppare tecnologie ambientali.
Una serie di studi ha messo in evidenza che esistono notevoli opportunità per acquisti “verdi” della pubblica amministrazione economicamente efficienti, soprattutto in settori in cui i prodotti ecologici non sono più costosi rispetto agli equivalenti non ecologici. Almeno non lo sono se consideriamo l’intero ciclo del prodotto. Facciamo l’esempio di una lampadina a basso consumo: nell’immediato costa di più di una lampadina normale ma la sua durata e il più basso consumo di energia diventano un risparmio nel tempo. Così è per i prodotti ecologici che le pa dovrebbero acquistare.
Fino ad oggi tuttavia il potenziale del GPP è stato sfruttato solo parzialmente. Tra gli ostacoli principali a un maggiore utilizzo di questo tipo di appalti ci sono gli scarsi criteri ambientali stabiliti per i prodotti/servizi, insufficienti informazioni sul calcolo del costo dei prodotti per tutto il ciclo di vita, incertezza sulle possibilità giuridiche di inserire criteri ambientali nei documenti di gara.
In Italia acquistare verde non è un obbligo per le pa e non ci sono neppure sanzioni per chi non si rivolge a fornitori verdi, nonostante esistano norme che ne sollecitano l’introduzione, stabilendo dei requisiti specifici o degli obiettivi per l’acquisto e l’utilizzo di determinati prodotti o servizi. Nell’aprile dell’anno scorso, l’Italia ha approvato il decreto interministeriale 11/04/2008, n. 135, che presenta un "Piano d’azione per la sostenibilità ambientale dei consumi nel settore della pubblica amministrazione". “Se seguissimo i dettami del decreto, l’Italia sarebbe uno dei paesi con le percentuali di green procurement più alte di Europa” – dice Silvano Falocco, esperto di GPP. Teniamo conto che entro il 2012 l’obiettivo europeo è di arrivare al 50% di acquisti verdi. Nel nostro corso di formazione, vista l’importanza del tema e le difficoltà delle pubbliche amministrazioni, abbiamo introdotto una unità didattica dedicata specificatamente agli appalti verdi. Attiveremo subito dopo un vero e proprio scambio di buone pratiche in materia, a partire dalle 5 regioni virtuose che fanno parte del progetto per estenderle a tutte le altre.
| Allegato | Dimensione |
|---|---|
| PAN_GPP_definitivo_21_12_2007.pdf | 223.22 KB |
Cerca
articoli via rss
Newsletter Governance Ambiente
Rimanete informati iscrivendovi alla nostra newsletter.