Due direzioni generali per clima e ambiente in Europa: l'intervista a Lucio Battistotti

La commissione europea crea due nuove direzioni generali per la tutela dell'ambiente: la DG Energia (ENER) e la DG "Azioni per il clima" (CLIM).
La prima comprenderà i servizi della precedente DG "Energia e Trasporti". Direttore generale sarà il britannico Philip Rowe.
"La DG ENER sarà composta dai dipartimenti della vecchia DG Trasporti ed energia che trattano questioni concernenti l'energia insieme alla task force, precedentemente parte della DG Relazioni esterne, che si occupa degli aspetti esterni dell'energia e del nucleare" dice Lucio Battistotti, direttore della Rappresentanza della Commissione Europea in Italia.

La DG "Azioni per il clima" riassumerà i servizi e le attività delle precendente DG Ambiente, le attività della DG Relazioni esterne, relative ai negoziati internazionali sui cambiamenti climatici e attività ad esso inerenti, afferenti finora alla DG Imprese e industria. Direttore Generale sarà il belga M. Jos Delbeke, attuale direttore generale aggiunto della DG Ambiente. Il sito della DG è ancora in costruzione.

Cosa cambia e quali sono i vantaggi di questa nuova distribuzione di servizi e attività?
"In occasione della sua prima riunione, la nuova Commissione europea ha deciso di creare due nuove direzioni generali (le strutture organizzative più grandi da cui la Commissione è composta).La Dg Ener aiuterà la Commissione a promuovere una politica energetica coerente e forte sia per quanto concerne la dimensione interna del mercato interno dell'energia sia per quanto riguarda le questioni legate alla dimensione esterna e, soprattutto, alla sicurezza di approvvigionamento energetico dell'Unione europea. I dipartimenti che si occupano di trasporti rimarranno nella vecchia direzione generale che cambia nome in DG Mobilità e trasporti (MOVE)".La DG CLIM così strutturata contribuirà a consolidare ancora di più la posizione di guida dell'Ue sia per quanto riguarda i propri impegni di mitigazione e adattamento al fenomeno sia per rendere ancora più incisiva la posizione sul piano globale".

Finora l'Europa ha avuto un ruolo soprattutto "morale" nei confronti di questi argomenti: due DG al posto di una permetteranno di incidere maggiormente sulle decisioni finali, a livello internazionale?
"Queste importanti novità sono rese ancor più necessarie dall'entrata in vigore del Trattato di Lisbona. In particolare, quest'ultimo aiuta l’Europa ad assicurare il proprio approvvigionamento energetico, oltre a promuovere l’utilizzo di risorse sostenibili e competitive. Inoltre, un capitolo specifico del trattato, dedicato all’energia, definisce i principali ambiti e gli obiettivi generali della politica energetica: funzionamento del mercato dell'energia, sicurezza dell'approvvigionamento energetico, efficienza e risparmio energetico, sviluppo di energie nuove ed interconnessione delle reti. Viene altresì introdotto per la prima volta il principio di solidarietà, per far sì che un paese che si trovi in gravi difficoltà per quanto riguarda l’approvvigionamento energetico possa contare sull’aiuto degli altri Stati membri.
I cambiamenti climatici sono una delle principali sfide dei nostri giorni: essi incidono infatti sulla dimensione sociale ed economica della nostra vita e sul nostro ambiente. L’azione a livello internazionale per combattere i cambiamenti climatici e garantire uno sviluppo sostenibile è alla base della politica ambientale dell’UE. Sebbene la tutela ambientale e lo sviluppo sostenibile figurino già tra gli obiettivi dei precedenti trattati, il trattato di Lisbona ne dà una definizione più precisa e rafforza l’azione dell’UE in questi campi.
Negli ultimi anni, la Commissione europea ha dimostrato di essere il motore principale dell'azione contro il cambiamento climatico. Questo non solo in virtù del fatto che è l'unica ad essersi dotata di target precisi e vincolanti (il famoso pacchetto 20-20-20) per quanto concerne la riduzione delle emissioni di gas nocivi nell'atmosfera e, di conseguenza, del riscaldamento globale ma anche come propulsore di un accordo globale per definire un quadro giuridico di obblighi per gli altri Paesi industrializzati e per finanziare gli sforzi di adattamento dei Paesi più poveri. L'Ue intende accelerare ancora di più su questa strada e la lotta ai cambiamenti climatici legata anche al rilancio dello sviluppo economico più verde e sostenibile è al centro dell'agenda politica del secondo mandato di José Manuel Barroso.
Come già dichiarato dallo stesso Barroso in una lettera ai 27 capi di Stato e di governo, il processo internazionale deve essere portato avanti con rinnovata fiducia, sulla base di quanto si è potuto decidere alla conferenza ONU sui cambiamenti climatici che si è svolta a Copenaghen nel dicembre 2009. Barroso ha inoltre affermato che un elemento importante nella strategia per il clima è l’esecuzione dei finanziamenti ad avvio rapido per i Paesi in via di sviluppo concordati a dicembre. Per questo motivo, la nuova commissaria per l'azione per il clima Connie Hedegaard è stata da lui incaricata di avviare una serie di consultazioni con i principali partner internazionali per trovare il modo di rinvigorire il processo".