Energie rinnovabili e occupazione: è l'eolico il settore più ricettivo
La scelta è se continuare così o se adeguarsi al modello europeo imposto dalla direttiva per le rinnovabili che spinge su nuove fonti energetiche e lascia da parte il termoelettrico. Lasciare la strada vecchia per la nuova porterebbe, nel nostro Paese, un'occupazione in nuovi mestieri verdi, i cosiddetti "green jobs", pari al doppio di quella creata se continuiamo così: 102.750 unità contro le 51.300 unità.
E' quanto emerge da uno studio, realizzato dalla Fondazione Sviluppo Sostenibile e presentato al Cnel, uno delle varie indagini che, a distanza di dieci anni dal limite di applicazione del pacchetto europeo 20-20-20, tentano di conoscere quali siano le ricadute economiche e occupazionali degli scenari di produzione elettrica.
E il quadro è incoraggiante, se si scegliesse di abbracciare competenze nuove, legate alle energie rinnovabili.
Nello scenario "Businness as usual" gli obiettivi al 2020, pari a circa 74.700 Gwh, richiedono 21.700 miliardi di investimenti che produrrebbero 35mila nuovi posti di lavoro tra il 2010 e il 2020 di cui 13 mila, il 37%, in attività permanenti per la gestione e la manutenzione dei nuovi impianti. Il settore temoelettrico contribuisce per il 17% della nuova occupazione mentre tra le fonti rinnovabili il 50 % della occupazione sarebbe attivato dall'eolico.
Se invece si scegliesse per una spinta verso le rinnovabili, lasciando da parte ad esempio il nucleare, sarebbe necessario un investimento quasi doppio, pari a 48 miliardi di euro e l'occupazione generata al 2020 - si legge nel rapporto - si attesta su 71.600 unità. Incremento dovuto all'alto contributo dell'eolico e del fotovoltaico che insieme generano il 64% della nuova occupazione Occupazione indotta e quella attivata dai nuovi investimenti farebbero soalire i dati dell'occupazione a 102.750 unità.
In allegato la sintesi del Rapporto
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| Rapporto Occupazione CNEL2010 Testo finale _SINTESI.pdf | 323.23 KB |
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