G8: accordo sullo sviluppo di nuove tecnologie "amiche del clima", mentre cresce l'attesa per Copenhagen

Editoriale
di Arturo Siniscalchi, responsabile progetto Governance Ambiente

Al G8, nella giornata dei cosiddetti paesi “in via di sviluppo” - termine forse ormai inadeguato per giganti come Cina e India, o colossi come Brasile Messico - la discussione si concentra anche e soprattutto sull'urgente questione dei cambiamenti climatici, riguardo alla quale l’attenzione dei “grandi” è massima.

India e Cina non sono d'accordo sui limiti imposti per le emissioni di anidride carbonica e soprattutto su come convertire le industrie che sorreggono una produzione enorme e alti livelli di occupazione.
E se anche i sei del G14 dovessero dare l’ok sulle nuove regole economico-ambientali per tentare di evitare in futuro altre crisi economiche e proseguire la lotta contro le emissioni di gas serra, sarebbe solo a fronte di finanziamenti per convertire le loro industrie inquinanti e dare lavoro alla loro gente. 

Già nella bozza anticipata del comunicato del Major Economies Forum (Mef) - che si riunisce oggi sotto la co-presidenza del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e del presidente Usa Barack Obama - pareva saltare ogni riferimento al dimezzamento delle emissioni di anidride carbonica entro il 2050 (vedi nota a piè di pagina), obiettivo quest’ultimo per il quale si erano molto battuti Usa e Ue

Il Gruppo degli Otto - Italia, Germania, Francia, Gran Bretagna, Usa, Canada, Giappone e Russia - ha invece concordato di porre un limite di due gradi all'aumento del riscaldamento globale, sottoscrivendo una dichiarazione con cui si impegnano a raggiungere un accordo alla conferenza Onu sul clima in programma a dicembre a Copenaghen.
Nel documento, che sarà approvato dai Paesi del Mef (gli Otto piu’ Australia, Brasile, Cina, Corea del sud, India, Indonesia, Messico e Sudafrica) e la Danimarca (per il ruolo di presidente della conferenza), per la prima volta i Paesi industrializzati e quelli emergenti fanno proprie le opinioni scientifiche del gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico dell’Onu (Iccp)
Sempre nella dichiarazione MEF, è presente il riferimento a una Global Partnership per spingere verso tecnologie a basso contenuto di carbonio, “amiche del clima”, per accrescere e coordinare gli investimenti pubblici nella ricerca, nello sviluppo e nella presentazione di queste tecnologie, con l'obiettivo di raddoppiare questo tipo di investimenti entro il 2015, al contempo riconoscendo l'importanza degli investimenti privati, della partnership pubblico-privata e della cooperazione internazionale, compresi i centri regionali di innovazione.
Settori privilegiati della nuova azione sono l'efficienza energetica, l'energia solare, le reti elettriche interattive, la cattura, uso e stoccaggio delle emissioni di C02, veicoli tecnologici, tecnologie ad alta efficienza e basse emissioni, bio-energia e altre tecnologie pulite

Ambiti questi in cui, nel nostro Paese - come risulta anche dall'analisi e l'affiancamento alle PA del progetto Govenance Ambiente - le amministrazioni locali si stanno attivando sempre più, in sintonia con le direttive europee e con la normativa nazionale, per attuare politiche di sviluppo sostenibile, nella dimensione di una “green economy” che crei soprattutto, secondo le recenti previsioni, nuove e maggiori opportunità di lavoro. 

Nota:
Si segnala che, in conclusione dei lavori del G8, vengono infine raggiunti due importanti risultati sul fronte della sfida sul clima in vista di Copenhagen.
Nonostante il forfait di Cina ed Egitto, è stato siglato per la prima volta un accordo, accolto come storico, tra paesi industrializzati e paesi emergenti che, come previsto, riconosce il surriscaldamento terrestre di due gradi e definisce comunque l'impegno a ridurre del 50 per cento (i più ricchi si spingono fino all'80) le emissioni di anidride carbonica entro il 2050