Il Grande Albero diventa un concorso per bambini. Intervista a Susanna Tamaro
I protagonisti dell'ultimo libro di Susanna Tamaro parlano con voce estremamente saggia, con la voce della natura, perché "Il Grande Albero" è una fiaba moderna per bambini ma non solo, una fiaba ecologica nel senso stretto, di amore per la natura, ma anche di ecologia in senso lato, di pulizia dei valori, di coraggio per chi ha ancora un bambino dentro, per chi ama la vita.
E ora "Il Grande Albero" (Salani, 2009) diventa un concorso per bambini tra i 7 e i 10 anni, che dovranno scrivere e descrivere in 50 righe l'importanza che gli alberi hanno per la vita sulla Terra. Voluto da Legambiente e dalla stessa scrittrice, il concorso, che scade il 30 aprile, fa parte dell'iniziativa "Un albero per il clima " del Ministero dell'Ambiente, segno che le pubbliche amministrazioni, le scuole, possono e devono fare di più per educare all'ambiente fin da piccoli. "Le pubbliche amministarzioni possono e devono imparare a lavorare sul territorio - dice Susanna Tamaro - facendo, ad esempio, conoscere ai ragazzi gli alberi del quartiere dove abitano e, oltre a conoscerli, sarebbe una bella idea - come penso da tempo - creare delle squadre di volontari che, insieme ai nonni, si prendano cura di questi alberi, che li zappettino, tolgano le cicche, le cartacce, che insegnino ai ragazzi ad amare praticamente, facendo delle cose. Credo che non ci sia niente di più educativo di vedere cambiare un albero sotto le cure amorose di qualcuno che lo accudisce o deperire", abbandonato all'incuria maleducata dei passanti".
Far scrivere dei bambini sul tema degli alberi e ascoltarli: qual è il valore di questo concorso e cosa può significare per "noi adulti"
"Vuol dire, prima di ogni altra cosa, abituare i bambini ad osservare, a guardarsi intorno, cosa che ormai non sono più abituati a fare. Fargli capire che esistono tanti tipi di alberi, che ogni albero ha la sua identità, così come gli esseri umani. E solo nel momento in cui impariamo a conoscerlo, impariamo anche a prendercene cura. Gli alberi hanno bisogno di noi, noi abbiamo bisogno degli alberi. Questo lo dimentichiamo un po' troppo spesso".
Chi è Crik, il portagonista del libro? Un bambino che subisce le decisioni che lo riguardano? Cosa ne è di quello sguardo carico di fiducia con cui costantemente si accosta al mondo?
"Sì, in qualche modo Crik, lo scoiattolo, è il bambino che c'è in tutti noi, che spesso non c'è più, perché la sua fiducia è stata tradita e lo hanno deriso per i suoi sogni. Ma Crik non scompare mai veramente dal nostro cuore, basta un'emozione, un ricordo, un nuovo modo di guardare le cose perché lui torni a vivere in noi e ci dia quella gioia, quell'allegria che avevamo da bambini".
Ci vuole un miracolo perché l'uomo senta di assomigliare agli alberi, come scrive nel suo libro?
"Un miracolo no, ma sicuramente molto lavoro da parte di tante persone, molta consapevolezza, perché il mondo sempre più artificiale in cui viviamo ci ha allontanato dalla comprensione della natura e dal capire quanto, per la nostra vita, il rapporto con essa sia importante perché la sua voce è molto profonda in noi e solo ascoltandola riusciremo a trovare armonia nel nostro cuore e nelle nostre vite".
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