La fine degli ATO e le regole che mancano per farne a meno

di Claudia Cichetti

Un pupazzetto a cui abbiamo svitato la testa. Funzionerà ancora il giocattolo? Succede così con la soppressione degli ATO, gli ambiti territoriali ottimali, quegli organismi che, con una dimensione sovracomunale, hanno gestito dal 1997 e gestiranno in modo integrato fino al 21 marzo 2011, il ciclo dei rifiuti e delle acque.

Ma a partire dal prossimo anno non sarà più così: la legge 42/2010 sopprime le autorità d'ambito territoriale di cui agli articoli 148 e 201 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n.152 e successive modificazioni" e quindi  - si legge - "gli atti compiuti dagli Ato dopo quella data saranno da considerarsi nulli".
Cosa succederà alle gare in corso agli affidamenti in essere a partire dal prossimo marzo? "Non è dato saperlo - dice Edo Ronchi, ex ministro dell'Ambiente che isitutì gli ATO - questa legge ha il difetto di una norma-spot che elimina un organismo ma non la normativa che regola quei settori".
La ratio della norma è quella di ridurre la proliferazione di organismi, enti strutture e di ridurre le poltrone.
"Infatti il principio è giusto perché negli anni gli Ato, anziché coincidere con le province, hanno visto un forte incremento. Si dovrebbe dire no agli ambiti sub provinciali e sì a quelli interprovinciali, in presenza di una legge regionale che li autorizzi. Faccio un esempio: nel caso del Bacino dell'Alto Sarno sono interessate due province oltre a Salerno, cioè Napoli e Avellino. Sarebbe logico in quel caso avere un ATO unico per tre province".

Scenario confuso, ma evitabile se le regioni emetteranno, da qui ad un anno, una legge regionale per decidere a chi assegnare le competenze degli ATO: ci saranno nuovi organismi? Saranno i Comuni? Quali soluzioni troveranno le Regioni? Una cosa è certa: c'è da rimboccarsi le maniche perché il 21 marzo 2011, per i tempi delle pubbliche amministrazioni, è davvero dietro l'angolo.