Qualità dell'aria: Ue rifiuta richieste di proroga dell’Italia
Riguardo alla richiesta di proroga presentata dall’Italia riguardante l’obbligo di conformarsi alla legislazione UE in materia di qualità dell’aria, la Commissione europea ha adottato una decisione sulle esenzioni temporanee dagli standard europei relativi al particolato pericoloso (PM10) in dodici zone o agglomerati supplementari situati in Campania, Puglia e Sicilia.
Il particolato (PM10), emesso principalmente dalle industrie, dai mezzi di trasporto e dagli impianti di riscaldamento domestico, può causare asma, problemi cardiovascolari, cancro ai polmoni e morte prematura.
Per il particolato (PM10) sono stati fissati due valori limite vincolanti: uno basato sulla concentrazione media giornaliera (50 µg/m³, valore che non deve essere superato più di 35 volte in un anno civile) e uno fondato sulla media annua (40 µg/m³). Entrambi sono entrati in vigore il 1° gennaio 2005.
Per l’Italia, con questa decisione, la Commissione ha approvato una proroga per il PM10 in una sola zona della regione Campania; ha respinto invece tutte le altre richieste.
Inoltre, dalla valutazione della Commissione emerge che in alcuni casi non saranno necessarie deroghe visto che i valori limite sono già rispettati, come è avvenuto in quattro delle dodici zone oggetto di notifica.
Quando la Commissione solleva obiezioni alle richieste di proroga presentate dagli Stati membri, questi possono presentare altre richieste se forniscono nuove informazioni che dimostrino il rispetto delle condizioni necessarie.
Il commissario all’ambiente Stavros Dimas ha dichiarato: “L’inquinamento atmosferico ha gravi ripercussioni sulla salute umana e il rispetto delle norme deve essere la nostra priorità. La direttiva UE sulla qualità dell’aria del 2008 riconosce le difficoltà che alcuni Stati membri hanno incontrato per conformarsi agli standard sul PM10 entro la data inizialmente fissata, cioè il 2005, e prevede quindi la possibilità di allungare provvisoriamente i tempi. La Commissione si aspetta tuttavia che gli Stati membri dimostrino chiaramente che stanno facendo il possibile per conformarsi al più presto alle norme dell’UE.”
Per ulteriori informazioni, visitare il sito della Commissione europea
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