Ue dopo Copenaghen

Per Barroso, presidente della Commissione europea, l'accordo concluso in extremis alla conferenza di Copenaghen è un passo nella direzione giusta, ma non abbastanza ambizioso per l'UE, di certo di gran lunga inferiore alle attese dell'UE: nel testo non compaiono elementi che l'Unione ritiene fondamentali, in particolare gli obiettivi comuni per la riduzione delle emissioni di gas serra.
Non solo non si indica il 2010 come scadenza entro la quale va concluso un trattato, ma non viene neppure menzionata la necessità di un accordo giuridicamente vincolante.

"Non nasconderò di essere deluso", ha dichiarato il presidente Barroso. "Onestamente, le ambizioni di questo testo non sono all'altezza delle nostre speranze." "E tuttavia - ha aggiunto - meglio questo accordo che nessun accordo".
Il documento invita a ridurre le emissioni di gas serra, allo scopo di limitare il riscaldamento globale a meno di 2°C, valore considerato come la soglia al di là della quale il cambiamento climatico potrebbe degenerare in una spirale incontrollabile. I paesi sviluppati sono esortati a compiere tagli profondi e verificabili, mentre quelli in via di sviluppo dovrebbero iniziare a ridurre le loro emissioni e riferire in merito ai risultati raggiunti ogni due anni, lasciando spazio a consultazioni e analisi a livello internazionale.
Spetterà ai singoli paesi decidere fino a che punto spingersi. Si indica il 2015 come data per un bilancio di quanto sarà stato fatto, ma i paesi devono indicare i loro obiettivi per la fine di gennaio.
Dalla conferenza non è neppure uscito un accordo esauriente su come compensare i paesi che rinunciano a tagliare le loro foreste, che svolgono una funzione cruciale per limitare il cambiamento climatico.
Forse il risultato più tangibile è stato l'impegno dei paesi sviluppati a stanziare 30 miliardi di dollari (21 miliardi di euro) nei prossimi tre anni e 100 miliardi di dollari (70 miliardi di euro) entro il 2020 per il finanziamento di progetti nei paesi poveri per la promozione dell'energia pulita e per la lotta contro la siccità, la crescita del livello dei mari e altri cambiamenti climatici.
L'UE si è impegnata a versare 7,2 miliardi di euro sui 21 complessivi dei fondi per il periodo iniziale, a partire da fonti sia private che pubbliche.

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